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Piccioni alla mia finestra 2

Una mattina, aprendo la finestra, vidi che i due ovetti bianchi erano diventati due pulcini. Uno grigio chiaro, uno grigio scuro, uno un po’ più grande dell’altro.Alzarono la testina e mi guardarono. Erano vivi e attenti, ma inermi. Certamente in balia totale della vita.Ripensai al mio primo incontro con i loro genitori. E a tutte le volte che avevo dato un’occhiata al nido, accertandomi al tempo stesso che nessuno si fosse impigliato nella rete. Avevo notato che i due piccioni si agitavano al mio arrivo e quindi avevo preso l’abitudine di dare loro un segnale, emettendo il mio verso animale, in modo che potessero allontanarsi senza impanicarsi e restare incastrati. E avevo iniziato a dare loro ogni giorno una manciata di dal, per sancire la nostra “amicizia”. Per alcuni giorni dopo l’incidente non avevo nemmeno aperto la finestra, per non interferire, ma poi avevo sentito che era meglio, dopo tutto, chiarire la mia posizione: “Hey, siete miei ospiti. E so che presto riempirete questo angolo della mia casa di cacche e altre amenità, quindi perlomeno, abituatevi alla mia presenza”. Del resto quello era lo scopo della rete protettiva: tenere lontani i piccioni, uccelli molto belli, ma dall’igiene molto discutibile! In

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Piccioni alla mia finestra 1

Non ricordo più quale mese del Covid fosse. Qualcosa tra il 7° e l’8°. Di certo pioveva ancora… Andai nel bagno degli ospiti, declassato a bagno di servizio dall’assenza di ospiti durante il lockdown e dopo, per riempire l’innaffiatoio e dalla finestra aperta vidi un piccione imprigliato nella rete protettiva. Causa il vento e l’assenza di manutenzione – sempre lockdown – ha delle falle da cui i piccioni entrano per stazionare al riparo dalla pioggiasu una specie di balconcino senza ringhiera di circa 1,5 mq. Non era la prima volta che accadeva. La prima volta in assoluto me n’ero accorta troppo tardi e il piccione era morto prima che potessi fare qualcosa. Da allora in poi mi affaccio almeno una volta al giorno per controllare che non ci sia nessuno intrappolato. Come le altre volte, mi armai di forbici e coraggio, scavalcai la finestra ed emettendo gli stessi suoni che farei avvicinando un gatto, cercai di avvertire il piccione delle mie buone intenzioni. Mi muovevo in modo molto cauto, perché mi trovavo al quarto piano senza ringhiera in uno spazio piccolo. E soffro di vertigini. Il piccione era sul lato inferiore della rete, per fortuna, quindi potei sedermi, evitando di

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Una sorpresa all’aeroporto

2014Ero all’aeroporto di Goa. Nella sala d’aspetto, a due sedie di distanza da me, era seduta una coppia di indiani, probabilmente marito e moglie, di una certa età, lui decisamente più vecchio di lei. La donna aveva un sari verde mela dai fiori rosa fucsia che faceva un bellissimo contrasto, quasi psichedelico, con la sua pelle scura, di una nota leggermente ramata. Era alta, bella, ma non la solita indiana elegante dall’aria triste o arrogante a seconda dei momenti; aveva più un’energia da donna di villaggio, con piedi grossi e zigomi alti, e una certa allegra maestà piuttosto fuori dal comune. Si è alzata per andare in bagno e le è caduta la custodia degli occhiali. “Madam” le ho detto “you lost something” (Signora, ha perso qualcosa). Lei ha raccolto, ringraziando con un sorriso che era la quintessenza di un bel sorriso, e silenziosamente è andata in bagno. Io stavo scrivendo sul mio quadernino da viaggio e quando è tornata mi ha chiesto in hindi se poteva scrivermi qualcosa sul quaderno. I suoi gesti erano chiari, ma io devo avere avuto un’espressione perplessa e stupita, perché il marito, un uomo sorridente e tenero che fino a quel momento era rimasto

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